Il Fondatore Viktor Emil Frankl La nascita della logoterapia è datata 1930, sulla base della psicoanalisi di S. Freud e la psicologia individuale di A. Adler. Nel 1938 Viktor Emil Frankl (1905 – 1997) neurologo e psichiatra viennese pubblicò i fondamenti di un nuovo e originale approccio: “la logoterapia e analisi esistenziale” denominata anche la III° scuola viennese di psicoterapia, centrata sulla ricerca del significato come motivazione primaria dell’uomo. Già nel 1927 Frankl opera gratuitamente in centri di consulenza per il disagio mentale grave nei giovani ma si trova costretto, a non pubblicare le linee fondamentali del suo pensiero già tracciato, in seguito all’ avvento del nazismo. Per la sua origine ebraica Frankl viene infatti deportato nei campi di concentramento. Nel 1945 torna a Vienna dove riprende l’attività medica. Nel 1948 ottiene la docenza in neurologia e psichiatria e consegue la laurea in filosofia. Gli sono stati conferiti dottorati Honoris causa in moltissime università internazionali e le sue pubblicazioni sono tradotte in 18 lingue. Muore nel 1996 ,dopo aver vissuto una vita che si misura davvero dalle “vette” , per usare una sua espressione, tanto cara a chi alla psicologia del profondo preferisce la psicologia dell’altezza. Mentre era ancora in vita sono sorte decine di Società e Associazioni Internazionali per l’insegnamento e applicazione della logoterapia ma nonostante l’ampia diffusione all’estero, in Italia non ha ancora ottenuto un pieno sviluppo sia in termini di formazione sia di applicazione clinica, anche perché il termine spirituale utilizzato da Frankl per descrivere la terza dimensione dell’uomo è in lingua italiana, facilmente correlato alla religione, in realtà Frakl ritiene che questa dimensione sia propria di ogni uomo, anche dell’ateo. Cosa è la logoterapia? L’ "analisi esistenziale" o "logoterapia” pone l'accento sulla ricerca del significato (dal greco logos) l’obietivo è centrarsi sulla persona come individuo unico e irripetibile evidenziandone la sua potenzialità di emergere e di divenire. Con il termine "esistenziale" si intende un particolare atteggiamento, una specifica visione dell'uomo, il tentativo di capire l'essere umano nella sua totalità ed esperienza con particolare attenzione alle parti sane dello stesso. Frankl si è distaccato dai suoi precedenti maestri Freud ed Adler, ciò che ha voluto elaborare è infatti una psicoterapia che inserisca nei suoi schemi gli strati più alti dell'esistenza umana infatti in contrasto all'espressione "psicologia del profondo" della psicoanalisi, la logoterapia viene definita "psicologia dell'altezza" . La visione dell’uomo come essere tridimensionale (dimensioni: somatica, psichica, noetica) e nei rapporti con il mondo e con gli altri racchiude tale obiettivo. Un aereo non smette di essere aereo mentre si muove sul terreno, ma la sua vera essenza di aereo è percepibile solo nel momento in cui si innalza in volo, con questa similitudine si può spiegare il rapporto tra le dimensioni psico fisiche dell’uomo e la dimensine spirituale o noetica. L’uomo è tale anche quando si muove sul piano delle emozioni o dei bisogni fisici ma la sua vera essenza si può cogliere solo quando si eleva nella terza dimensione, quella della volontà, decisionalità, creatività, capacità di soffrire... I fondamenti su cui si basa la scuola Frankliana, risiedono in una visione dell’uomo capace di restituirgli l’integrità, nonostante la molteplicità, l’ottimismo verso il potenziale autocurativo e la considerazione in ambito psicoterapico dei concetti di libertà e responsabilità necessari, sia in campo clinico sia nella prevenzione. Caratteristica peculiare dell’approccio e del modello è l’attenzione rivolta ad ambiti innovativi per la psicoterapia e la medicina, ad esempio la psiconcologia e “cura medica dell’anima” applicabile nei casi di esperienza del dolore. La volontà di riumanizzare l’approccio medico - paziente, è espressa egregiamente da Frankl quando afferma: “La tecnica dell’Humanitas può salvarci dall’inumanità della tecnica” Logoterapia e dolore Compito della logoterapia è appunto risvegliare la volontà di significato perché l'apertura dell'uomo al senso spesso rimane latente, è infatti riscontrabile soprattutto nei giovani, un vuoto esistenziale che sfocia drammaticamente in fenomeni quali la tossicodipendenza, la criminalità, il suicidio. Avere una propria Weitanschaung, una filosofia di vita, una scala di valori è ritenuto da vari indirizzi psicologici e psichiatrici una caratteristica della personalità matura e della salute psichica. I valori e le loro categorie occupano un posto preferenziale nella logoterapia un particolare interesse destano i valori di atteggiamento, ritrovabili nella "triade tragica", (colpa-sofferenza–morte). Sofferenza malattia-morte, nessun essere umano può dire di non aver mai sbagliato, di non aver mai sofferto, di non dover morire. In questo senso anche il massimo limite insuperabile, la morte, viene interpretata come spinta all’utilizzazione qualitativa della vita nella sua pienezza. II significato della vita oltre che dalla morte e dalla fugacità del tempo è messo alla prova anche dalla presenza del dolore. Qualora il dolore risulti evitabile, “ L’ uomo trova una ragione di vita anche nella lotta contro il dolore". Se invece è messo di fronte a delle sofferenze inevitabili, ciò che può renderle sopportabili è cercare di scoprirne un "senso". La capacità di soffrire e una delle prestazioni più alte dell'uomo, è infatti totalmente affidata alla decisione della persona e faticosamente raggiungibile. Nel non poter mutare una situazione si opera una rinuncia ma nel modificare l'atteggiamento di fronte ad essa opera una scelta. La logoterapia sfrutta in senso terapeutico la dimensione noetica, far sperimentare ai pazienti quel margine di libertà e di responsabilità che esiste nel "prendere posizione" non solo verso i propri sintomi, ma anche verso i problemi posti dalla condizione umana in genere e dalle situazioni di sofferenza in particolare. Ampliare il campo di visuale del paziente, in modo che gli si renda manifesta la gamma di possibilità ancora realizzabili solo spostando lo sguardo fisso da ciò che si è perduto. Il Divenire dell’uomo Due capacità specificamente umane sono l'AUTODISTANZIAMENTO e l'AUTOTRASCENDENZA. Nella prima l'uomo è capace di scegliere un atteggiamento verso se stesso, può prendere una reale posizione di cambiamento verso i suoi condizionamenti somatici e psichici. Ne sono dimostrazione concreta l’autoronia, o la capacità di riconoscere i propri limiti, per è necessario prima distanziarsi da essi e guardarsi da fuori. Questo è il primo passo verso il cambiamento. Per quanto riguarda l'autotrascendenza questa esigenza viene sperimentata dalla persona come insoddisfazione, inquietudine e come richiamo insistente a divenire ciò che non si è ancora. II senso di tensione dell'uomo verso il mondo viene interpretato da Frankl come tensione dialettica tra il suo essere e il suo poter-dover essere. Solo l'apertura all'altro da sè consente all'uomo di orientare la propria intenzionalità verso la partecipazione alla pienezza dell'essere a cui aspira. L'essere persona è quindi strutturalmente proteso verso l'altro da se e solo così si attua esistenzialmente. “Essere uomo vuol dire rivolgersi verso qualcosa che è oltre sé stesso, che è diverso da sé stesso, qualcosa o qualcuno, un significato da realizzare o una persona da incontrare. Solo nella misura in cui l’uomo in tal modo si trascende, realizza sé stesso, nel servire una causa o nell’amare una persona”. |
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